Quando si parla di Performance Max, la vera sfida non è più “impostare” la campagna, ma capire se sta funzionando davvero.
Con l’automazione di Google Ads, il controllo lascia il posto alla capacità di interpretare.
La misurazione Performance Max non è una lista di numeri: è un dialogo tra i tuoi obiettivi, i segnali che fornisci all’algoritmo e i risultati che ne derivano.
Ho scritto un articolo completo che trovi qui sotto
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Perché il tracking PMax è diverso
Nelle campagne tradizionali di Google Ads tracciavi clic e conversioni legati a parole chiave.
Con le Performance Max, invece, l’algoritmo decide dove mostrare gli annunci e su quali canali: Search, Display, YouTube, Discovery, Shopping, Gmail.
Questo cambia tutto. Non puoi più limitarti a chiederti da dove arriva una conversione: devi capire perché arriva.
Per questo il tracking PMax si muove su due piani:
- Tecnico, per definire cosa misurare (lead, vendite, chiamate, form compilati).
- Interpretativo, per capire la qualità dei dati e le connessioni che l’algoritmo sta costruendo.
Esempi pratici:
- Un centro estetico misura prenotazioni e messaggi WhatsApp.
- Un ristorante analizza le prenotazioni dirette e il traffico nei giorni di punta.
- Un’agenzia funebre valuta la pertinenza dei contatti e i tempi di risposta.
- Un’officina o concessionaria monitora richieste di preventivo e appuntamenti.
- Un’azienda turistica guarda alle richieste tour e alla qualità dei nuovi utenti.
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Conversioni: scegliere, configurare, comprendere
Ogni conversione è un segnale che aiuta Google Ads a imparare. Ma non tutte le conversioni hanno lo stesso peso.
Regola d’oro: non misurare tutto, misura ciò che conta.
Un form compilato da un cliente reale vale più di dieci clic curiosi.
Nella misurazione delle Performance Max, distingui sempre tra:
- Macro conversioni, come prenotazioni o acquisti.
- Micro conversioni, come la visione di un video o il tempo trascorso sul sito.
Google usa entrambe, ma tu devi dire all’algoritmo quali hanno più valore.
Esempio:
- Un centro estetico può assegnare valore 1 a richieste informazioni e 10 alle prenotazioni.
- Un tour operator può dare valore 5 ai clic su “Richiedi disponibilità” e 20 ai moduli completati.
Questo orienta il sistema verso azioni più profittevoli.
Forse, stai sbagliando qualcosa
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Attribuzione: capire chi “merita” la conversione
Uno degli errori più comuni nella misurazione Performance Max è valutare i dati senza considerare il modello di attribuzione.
Le campagne PMax usano un modello data-driven, che assegna merito a ogni punto di contatto del percorso utente.
In pratica, Google osserva tutte le interazioni e calcola quanto ciascuna ha contribuito alla conversione finale.
Questo metodo è più realistico dell’“ultimo clic”, ma genera spesso confusione: puoi trovare conversioni attribuite a Performance Max anche se l’ultimo clic è arrivato da una ricerca diretta.
Cosa fare:
- Analizza il percorso, non solo il punto di arrivo.
- Valuta la sinergia tra Performance Max e altre campagne (Search, Display, Video).
- Controlla le “Conversioni assistite” per capire quali canali aiutano le vendite.
Esempio:
Un ristorante può scoprire che le Performance Max hanno supportato il 60% delle prenotazioni avvenute poi da ricerca diretta del brand. È un segnale che la campagna sta lavorando sulla notorietà.
Report e lettura dei dati
Il report delle Performance Max è diverso da quello delle campagne classiche.
Google non mostra più keyword e reti dettagliate, ma aggrega le informazioni per visione d’insieme.
Non è una perdita di controllo, ma un invito a leggere i dati con più profondità strategica.
Le metriche che contano:
- Conversioni totali: indicano le azioni completate. Valuta la qualità, non solo il volume.
- Conversion value: mostra il valore economico medio per conversione. Serve per il ROAS.
- Engagement rate: misura l’interazione con creatività e pagine. Indica interesse reale.
- Search categories: raccontano le tipologie di ricerca che attivano gli annunci.
- Insights: evidenziano tendenze emergenti e nuovi segmenti.
Ad esempio, un’azienda che vende tour può scoprire che dopo un mese emergono nuove categorie come “escursioni private” o “esperienze romantiche”. Segno che l’algoritmo ha imparato a riconoscere nuovi comportamenti.
La misurazione Performance Max non è una reazione, è un processo.
Serve tempo perché il sistema accumuli dati affidabili e costruisca modelli predittivi.
Aggiorna quando serve, ma osserva prima di agire.
Un tracciamento stabile aiuta Google Ads a capire chi sei davvero e a ottimizzare con precisione.
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SCOPRIAMO INSIEME COSA
Il tracking PMax non è solo una questione di tag o pixel, ma di lettura del comportamento umano.
Ogni dato racconta qualcosa del tuo pubblico, del tuo messaggio e del momento in cui si incontrano.
Le Performance Max non vogliono solo risultati, vogliono comprensione.
E chi sa misurarle con metodo, non guarda solo le conversioni: legge il linguaggio dell’intenzione.
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Domande frequenti sul tracking e la misurazione in Performance Max
Perché in PMax non scegli tu canale e posizionamento: l’algoritmo distribuisce gli annunci su più superfici (Search, Display, YouTube, Discovery, Shopping e Gmail). Per questo non basta capire “da dove” arriva una conversione, ma quali segnali e percorsi hanno contribuito a generarla.
Meglio tracciare poche conversioni, ma davvero utili al business. In genere: macro conversioni (acquisti, prenotazioni, richieste qualificate) come riferimento principale, e micro conversioni solo se servono a dare contesto senza spostare l’ottimizzazione su azioni “facili” ma poco profittevoli.
Assegna valori diversi in base all’impatto reale sul fatturato o sulla probabilità di chiusura. Una richiesta generica vale meno di una prenotazione o di un lead qualificato. Valori coerenti aiutano Google a ottimizzare verso ciò che genera margine, non solo volume.
PMax utilizza attribuzione data driven: il merito viene distribuito tra più touchpoint del percorso utente. È normale vedere conversioni attribuite alla campagna anche quando l’ultimo clic sembra arrivare da altro: spesso PMax ha avuto un ruolo di assist (awareness o supporto alla decisione).
Guarda conversioni e qualità, valore conversioni e ROAS (se e-commerce), CPA (se lead generation), e gli Insights (search categories e trend). I report sono più aggregati rispetto alla Search: l’obiettivo è leggere direzione e coerenza dei risultati, non inseguire singole keyword o singoli posizionamenti.










